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	<title>Kino-Dessé</title>
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		<title>La distribuzione autoriale RIMANDATO</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 21:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[I Mestieri del Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Kinoglaz]]></category>

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		<description><![CDATA[I mestieri del cinema
 Incontri con professionisti dell’industria cinematografica e televisiva. Un’occasione di approfondimento delle componenti che permettono di realizzare il discorso audiovisivo, ma anche l’incontro con la reale dimensione professionale e lavorativa di un mondo troppo spesso considerato “fantastico”.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I mestieri del cinema<br />
 Incontri con professionisti dell’industria cinematografica e televisiva. Un’occasione di approfondimento delle componenti che permettono di realizzare il discorso audiovisivo, ma anche l’incontro con la reale dimensione professionale e lavorativa di un mondo troppo spesso considerato “fantastico”.</p>
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		<title>Milk</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 21:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Kinoglaz]]></category>

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		<description><![CDATA[Trama &#8211; Biopic su Harvey Milk, il primo politico americano apertamente gay ad essere eletto ad una carica pubblica. Dopo aver vinto le elezioni nel 1978, dopo tre tentativi, per la giunta comunale di San Francisco fu ucciso insieme al sindaco da un altro componente della giunta il 18 novembre 1978. L&#8217;epilogo della sua vicenda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="fontYellowB">Trama</span> &#8211; <span class="fontwhite">Biopic su Harvey Milk, il primo politico americano apertamente gay ad essere eletto ad una carica pubblica. Dopo aver vinto le elezioni nel 1978, dopo tre tentativi, per la giunta comunale di San Francisco fu ucciso insieme al sindaco da un altro componente della giunta il 18 novembre 1978. L&#8217;epilogo della sua vicenda umana sconvolse la società americana, ma le battaglie condotte da Milk &#8211; un ebreo di New York che, arrivato nella West Coast in cerca di una vita diversa, per le sue lotte contro le discriminazioni sessuali era chiamato il &#8217;sindaco di Castro&#8217;, una circoscrizione di San Francisco &#8211; avevano ormai dato i suoi frutti.</span></p>
<p><span class="fontRosaB">Critica</span> &#8211; &#8220;Nei casi di biopic basati su vicende reali, è uso compiacersi se il regista non fa il santino del protagonista. In &#8216;Milk&#8217; però c&#8217;è parecchio di più. Van Sant immerge lo spettatore in un perfetto contesto d&#8217;epoca, mischiando la pellicola nuova a riprese di repertorio con l&#8217;aggiunta di idee originale: come lo split-screen, il mosaico visivo che suddivide lo schermo in tanti piccoli schermi, a restituire il corrispondente visivo del &#8216;passaparola&#8217;. Altro merito, quello di non enfatizzare o additare troppo gli elementi già forti del film: come la trasformazione della politica in spettacolo, per la quale gli anni 70 furono decisivi, o una sorta di fatalismo drammatico implicito negli eventi. Saggiamente, il regista sceglie la via del dramma a freddo, mentre delega l&#8217;implicita essenza melodrammatica alle note di &#8216;Tosca&#8217;, opera molto amata dall&#8217;attivista. Quanto a Penn, si cala nel personaggio con l&#8217;intensità dolente degli adepti del &#8216;metodo&#8217; Actor&#8217;s Studio, tirando fuori la parte femminile che è in lui, come in ciascun uomo. Lo contrasta bene Josh Brolin, che abbiamo appena visto nella pelle di George Bush.&#8221; (Roberto Nepoti, &#8216;la Repubblica&#8217;, 23 gennaio 2009)</p>
<p>&#8220;Il film, tentato specie sotto finale da euforia militante, si libra grazie allo straordinario lavoro di tessitura tra filmati d&#8217;epoca e fiction e per la passione civile che lo anima. Sean Penn merita l&#8217;Oscar per aver ceduto a una femminilità emozionante, ma mai di maniera. Sensuali e spregiudicate le scene con l&#8217;innamoramento di James Franco, bravissimo anche lui.&#8221; (Piera Detassis, &#8216;Panorama&#8217;, 29 gennaio 2009) </p>
<p>&#8220;&#8216;Milk&#8217; è un ottimo, riuscitissimo film, ben fatto, coinvolgente, commovente. L&#8217;equilibrio tra attività pubblica e vita amorosa del protagonista è perfetto: l&#8217;atteggiamento verso l&#8217;assassino è pietoso; la ricostruzione del mondo gay di San Francisco nei Settanta è viva, precisa. E Sean Penn protagonista è sempre più bravo, eccellente.&#8221; (Lietta Tornabuoni, &#8216;L&#8217;Espresso&#8217;, 29 gennaio 2009) </p>
<p>&#8220;Sean Penn, come Harey Milk, è ancora una volta straordinario; nel ruolo del suo amico-rivale-assassino, Josh Brolin resta in politica, dopo &#8216;W&#8217;, ma qualche scalino più in basso.&#8221; (Maurizio Cabona, &#8216;Il Giornale&#8217;, 23 gennaio 2009)</p>
<p>&#8220;Il film è, letteralmente, tutto sulle spalle di uno dei pochi eterosessuali coinvolti &#8211; il citato Sean Penn &#8211; che si cala nel corpo e nell&#8217;anima di Harvey Milk con un&#8217;adesione psicotica impressionante. Scegliere un attore non gay era una scommessa, totalmente vinta grazie al talento di Penn: forse un omosessuale non avrebbe retto al peso dell&#8217;identificazione emotiva, o avrebbe ecceduto in cliché. Si può tranquillamente affermare che Penn è l&#8217;unico motivo artistico per vedere il film. Gli altri motivi &#8211; che pure esistono, e rendono &#8216;Milk&#8217; un&#8217;opera comunque importante &#8211; sono extra-filmici: Van Sant rievoca un momento decisivo della lotta per i diritti civili in America; Harvey Milk è stato un esponente politico di spicco, al di là della sua carica, perché fu una sorta di rompighiaccio per la partecipazione dei gay alla vita politica. L&#8217;aspetto di gran lunga più interessante del film, per chi gay non è, è il modo in cui Milk viene dipinto come un politico abile e non privo di cinismo. A dimostrazione, per chi nel Duemila non se ne fosse ancora accorto, che gli esseri umani &#8211; uomini e donne, etero e gay, bianchi e neri &#8211; sono tutti uguali.&#8221; (Alberto Crespi, &#8216;L&#8217;Unità&#8217;, 23 gennaio 2009) </p>
<p>&#8220;Un ritratto insolito quanto straordinario dominato da un Sean Penn oltre ogni elogio. L&#8217;impagabile spaccato di un&#8217;epoca, rievocata dal punto di vista eccentrico e rivelatore di una minoranza. Una testimonianza commovente e insieme fuori dagli schemi che vale anche come monito per la difesa di tutte le minoranze e dei loro diritti. Oggi come ieri. Otto nominations non sono troppe: il &#8216;Milk&#8217; di Gus Van Sant è tutte queste cose insieme.&#8221; (Fabio Ferzetti, &#8216;Il Messaggero&#8217;, 23 gennaio 2009)</p>
<p>&#8220;&#8216;Milk&#8217; è la cronaca di una morte annunciata &#8211; come &#8216;Elephant&#8217;, &#8216;Last Days&#8217;, &#8216;Paranoid Park&#8217; e &#8216;Gerry&#8217;. Però, rispetto alla narrativa sparsa, alla spazialità destabilizzante e al lirismo contemplativo degli ultimi quattro film di Gus Van Sant, questo biopic sul consigliere comunale Harvey Milk e la lotta per i diritti omosessuali anni settanta, è un lavoro strutturato, articolato in un impianto classico, meticolosamente ricostruito, in una sovrapposizione di fiction e documentario, quasi cauto. Un film adulto, che Van Sant sognava di fare da anni. E un film involontariamente, quanto inequivocabilmente, del momento &#8211; anche al di là dell&#8217;attualità californiana.&#8221; (Giulia D&#8217;Agnolo Vallan, &#8216;Il Manifesto&#8217;, 23 gennaio 2009</p>
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		<title>Riparo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altre Rassegne]]></category>
		<category><![CDATA[Provate voi ad emigrar]]></category>

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		<description><![CDATA[Trama - Anna e Mara, di ritorno in Italia dopo un viaggio all&#8217;estero, appena varcato il confine scoprono che un ragazzo marocchino, Anis, si è introdotto di nascosto nel bagagliaio della loro macchina. Le due ragazze, dopo l&#8217;iniziale smarrimento, decidono di portare Anis a casa con loro. Per un po&#8217; di tempo la convivenza dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="fontYellowB">Trama</span> <span class="fontwhite">- Anna e Mara, di ritorno in Italia dopo un viaggio all&#8217;estero, appena varcato il confine scoprono che un ragazzo marocchino, Anis, si è introdotto di nascosto nel bagagliaio della loro macchina. Le due ragazze, dopo l&#8217;iniziale smarrimento, decidono di portare Anis a casa con loro. Per un po&#8217; di tempo la convivenza dei tre sembra andare per il meglio, ma quando il ragazzo perde il lavoro e manifesta un forte sentimento per una delle due amiche, l&#8217;equilibrio del ménage inizia a vacillare&#8230;</span> .  <span class="fontRosaB">Critica</span> &#8211; &#8220;E proprio in questa lucidità sociale che il film di Puccioni ha le sue qualità migliori, la sua encomiabile originalità, nel saper descrivere una realtà come quella della provincia lontano dai tanti schematismi e luoghi comuni, senza cedere alla tentazione di costruire per forza un personaggio positivo, ma mostrando di tutti anche i lati meno gratificanti la voglia di sicurezza borghese di Anna, l&#8217;insoddisfazione programmatica di Mara, il machismo e l&#8217;ambiguità di Anis. Dove il film non convince è invece nella decisione di far recitare in diretta Maria de Medeiros: il suo accento è troppo distante dalia parlata di Trevisan o della Liskova per non creare uno strano cortocircuito nella testa dello spettatore, che può capire le necessità delle coproduzioni e del bisogno di mettere nel cast un nome di rilievo internazionale, ma non arriva a spiegarsi la ragione di un accento che stride con il realismo inseguito da tutto il resto del film. Non convincono fino in fondo anche alcune scelte di sceneggiatura, a cominciare dal padre ammalato di Mara (interpretato per altro dal bravo Francesco Carnelutti): la visita al genitore solo e infermo sembra ormai essere diventata una specie di luogo comune obbligato del &#8216;giovane sceneggiatore italiano&#8217; (qui, oltre al regista, firmano Monica Rametta e Heidrun Schleef), incapace di immaginare qualche cosa di meno scontato per permettere una pausa di riflessione al protagonista (qui, la figlia). Ma sono difetti scusabili in un regista alla sua seconda prova e che non sminuiscono l&#8217;interesse e il valore del film.&#8221; (Paolo Mereghetti, &#8216;Il Corriere della Sera&#8217;, 18 gennaio 2008) .  &#8220;Magari a evitare gli schematismi bastava lasciare sullo sfondo le rispettive famiglie (il padre malato della Liskova, il fratello e la madre della de Medeiros, materiali e tradizionalisti) per concentrarsi sul grumo di eros e sfruttamento reciproco (in fondo quel ragazzo potrebbe dare un figlio alle due donne &#8230;) che stringe i tre protagonisti in un unico nodo. In fondo l&#8217;amore, come ben sapeva Fassbinder, nume tutelare di &#8216;Riparo&#8217;, contiene già tutto. Il resto è di troppo.&#8221; (Fabio Ferzetti, &#8216;Il Messaggero&#8217;, 18 gennaio 2008) .  I1 regista, già autore nel 2001 di &#8216;Quello che cerchi&#8217;, ha predilezione per i temi insoliti e spinosi, sa stabilire atmosfere suggestive e singolari: il legame tra le due giovani, la rabbia di sopravvivenza del ragazzo africano sono raccontati con efficacia e una strana sincerità. Ma gli interpreti non sono adeguati.&#8221; (Lietta Tornabuoni, &#8216;La Stampa&#8217;, 18 gennaio 2008). .  &#8220;Al secondo lungometraggio Puccioni riesce invece, con qualche fragilità di sceneggiatura, a ricomporre una struttura sociale complessa e di pensiero sulla questione, con una storia centrata e personaggi non banali.&#8221; (Silvio Danese, &#8216;Quotidiano Nazionale&#8217;, 18 gennaio 2008)  <span class="fontRosaB"> </span></p>
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		<title>Rassegna Ennio Morricone</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 21:02:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Kinoglaz]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegne tematiche]]></category>

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		<title>Paola Alviano Glaviano</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 00:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esposizioni Arte Contemporanea]]></category>

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		<description><![CDATA[LIVORNO &#8211;  Sarà con le opere dell’artista romana Paola Alviano Glaviano che  verrà inaugurata Venerdì 5 marzo alle 17.30 la terza mostra del 2010 al cinema Kino Dessè di Livorno dove per il sesto anno consecutivo il cinema d’autore e l’arte contemporanea si uniscono nella rassegna Proposte d’arte contemporanea.
La mostra curata dal critico d’arte Cristina Olivieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LIVORNO &#8211;  Sarà con le opere dell’artista romana Paola Alviano Glaviano che  verrà inaugurata Venerdì 5 marzo alle 17.30 la terza mostra del 2010 al cinema Kino Dessè di Livorno dove per il sesto anno consecutivo il cinema d’autore e l’arte contemporanea si uniscono nella rassegna Proposte d’arte contemporanea.<br />
La mostra curata dal critico d’arte Cristina Olivieri fa parte della rassegna nata da un’idea dell’associazione Kinoglaz e dell’agenzia Cdcom pensata in un luogo non convenzionale ma particolarissimo e bellissimo, anche solo per il fatto di essere ormai uno degli ultimi cinema tradizionali presenti a Livorno.</p>
<p>Paola Alviano Glaviano  nasce a Roma dove si diploma nel 1980 al liceo artistico di via Ripetta. Successivamente, mentre frequenta la scuola Libera del Nudo e la facoltà di Architettura, approfondisce l’interesse per il corpo umano, che avrà parte rilevante della sua opera di pittrice. Dopo varie esperienze nel campo dei fumetti, della grafica pubblicitaria, della scenografia e della fotografia dal 1989 comincia a dedicarsi prevalentemente alla pittura, stabilendosi presso lo studio d’arte di via Germanico 99, che lascia dopo 10 anni di attività condivisa con altri artisti.<br />
La sua tecnica si evolve velocemente dal pennello passa alla spatola, dal colore ad un “bianco e nero” quasi costante, a volte velato dai toni azzurri o seppiati delle antiche foto, più raramente spezzato da una singola macchia di colore. L’eterogeneità delle esperienze artistiche vissute la porta tuttavia ad un continuo incontro con le altre forme d’arte, come la fotografia e il teatro.<br />
Collabora con alcuni fotografi con i quali realizza delle mostre. Di fondamentale importanza è il teatro e la collaborazione con l’attrice Bianca Maria Castelli con cui ho realizzato vari eventi artistici, tra cui “Guerra”, che consiste in una mostra monografica di dieci tele ispirate a temi bellici, la scenografia per un recital di monologhi e canzoni.<br />
Questa contaminazione continua, la porta a scegliere, per le sue esposizioni, spazi diversi delle classiche gallerie. Dagli anni ’90, Paola Alviano Glaviano inizia così a esporre negli ambienti più diversi: salotti letterali, locali notturni, foyer dei teatri, villaggi turistici, e perfino presso un salone di bellezza “multimediale” del Centro Storico di Roma. Il comune denominatore? “Mi interessano gli spazzi vivi”, spiega la pittrice, “ Spazi che non siano frequentati solo da addetti ai lavori, ma da gente di tutti i tipi, con interessi diversi”.<br />
All’apertura della rassegna è in programma un aperitivo inaugurale a cui sono invitati tutti i cittadini. La mostra resterà aperta al pubblico fino alle 20.00 con ingresso libero. In calendario fino all’8 aprile nell’ambito della rassegna Kinoglaz.</p>
<p>www.paolaalvianoglaviano.com</p>
<p>Informazioni:        <br />
Cinema Kino Dessè, via dell’Angiolo 19, Livorno<br />
Tel. 0586.210191<br />
www.kino-desse.org<br />
Organizzazione mostra:<br />
Cdcom arte e comunicazione<br />
Via Maggi 20, Livorno<br />
Tel. 0586.890400</p>
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	<![CDATA[<table class="orari"><tr><td>inaugurazione venerdì  5 marzo 2010 ore 17:30</td></tr><tr><td>fino a giovedì  8 aprile 2010</td></tr></table>]]>	</item>
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		<title>Stella</title>
		<link>http://www.kino-desse.org/2010/03/04/stella-4/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 21:50:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altri Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[1977. Stella, undici anni, vive poco fuori Parigi, in un quartiere operaio della banlieue. Ammessa a frequentare una prestigiosa scuola parigina, incontra Gladys, la figlia di due intellettuali ebrei argentini. Sarà la sua nuova migliore amica ad aiutarla a muovere i primi passi nel mondo. .
Diretto da Sylvie Verheyde, che giura essersi ispirata alla sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">1977. Stella, undici anni, vive poco fuori Parigi, in un quartiere operaio della banlieue. Ammessa a frequentare una prestigiosa scuola parigina, incontra Gladys, la figlia di due intellettuali ebrei argentini. Sarà la sua nuova migliore amica ad aiutarla a muovere i primi passi nel mondo. .</p>
<p>Diretto da Sylvie Verheyde, che giura essersi ispirata alla sua biografia, e ambientato in una Ville Lumière perfettamente calata nel suo abito vintage, Stella appartiene a un sottofilone del cinema francese che potremmo definire del “romanzo di formazione”, con le sue regole e i suoi riti, in questo caso tutti rispettati, e che se declinato al femminile ha un capostipite, Zazie nel metrò di Louis Malle (1959), qui debitamente omaggiato.Nonostante Stella possa ricordare I quattrocento colpi di Francois Truffaut o Entre les murs di Laurent Cantet, la regista ha negato qualunque tipo di rifacimento: &#8220;pur amando Truffaut, non ho pensato in alcun modo ad un rifacimento di quel film. E mi dispiace ammetterlo ma non ho visto quello di Cantet&#8230; Questo mio lungometraggio prende semplicemente spunto dalla mia vita. Ho iniziato a scrivere la sceneggiatura quando mio figlio è andato alle medie. Al contrario di me, lui è un bambino diligente, non ha problemi di alcun tipo. Io invece, così come Stella, sono cresciuta in un bar della periferia frequentato dalla classe operaia, vivendo una vita completamente diversa da quella che ho poi trovato sui banchi di scuola. Quel che volevo mettere in evidenza è stato proprio questo. In particolare mi interessava far vedere come, ad un certo punto, la cultura e la letteratura hanno dato una svolta alla sua vita. Perché a me è successo esattamente così&#8221;.</p>
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	<![CDATA[<table class="orari"><tr><td>mercoledì 10 marzo 2010</td><td> 16:30</td></tr></table>]]>	</item>
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		<title>Shutter Island</title>
		<link>http://www.kino-desse.org/2010/03/03/shutter-island/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 21:53:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima Visione Dessé]]></category>
		<category><![CDATA[prossimamente]]></category>

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		<description><![CDATA[Trama - Stati Uniti, 1954. Il capo della polizia Teddy Daniels e il suo nuovo compagno di squadra Chuck Aule vengono convocati sull&#8217; isola-fortezza Shutter Island, sede del manicomio criminale Ashecliffe, per indagare sulla misteriosa scomparsa di una detenuta pluriomicida fuggita da una cella blindata. I due poliziotti, circondati da psichiatri inquisitori e da pazienti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="fontYellowB">Trama</span> <span class="fontwhite">- Stati Uniti, 1954. Il capo della polizia Teddy Daniels e il suo nuovo compagno di squadra Chuck Aule vengono convocati sull&#8217; isola-fortezza Shutter Island, sede del manicomio criminale Ashecliffe, per indagare sulla misteriosa scomparsa di una detenuta pluriomicida fuggita da una cella blindata. I due poliziotti, circondati da psichiatri inquisitori e da pazienti psicopatici e pericolosi, si troveranno immersi in un&#8217;atmosfera imprevedibile dove nulla è in realtà come appare, costretti nel frattempo a dover fare anche i conti con alcune delle loro più profonde e devastanti paure&#8230;</span> <span class="fontwhite"></span></p>
<p style="text-align: right;"><span class="fontwhite">.</span></p>
<p><span class="fontwhite"></span> <span class="fontwhite"> </span> <span class="fontRosaB">Critica</span> &#8211; &#8220;Scorsese virtuoso dei simboli del thriller espressionista (l&#8217;isola dell&#8217;io, la scogliera infranta dal mare, il faro della verità nel finale, i sogni rivelatori &#8211; di magistrale invenzione) costringe lo spettatore a tenere insieme troppe cose. Anche Di Caprio, ha qualche cedimento. In &#8216;Shining&#8217; Kubrick riuscì a fondere i due rami, cinema e vita. Qui si fa la gimcana. Resta per la forza di un viaggio nella malattia mentale come prigione dell&#8217;uomo. O nell&#8217;uomo come prigione.&#8221; (Silvio Danese, &#8216;Nazione, Carlino, Giorno&#8217;, 14 febbraio 2010)  .  &#8220;Leonardo Di Caprio si conferma un ottimo attore a cui questo straordinario regista affida, a volte, troppa responsabilità. E&#8217; pur vero che il biondo sex-symbol sa dare il meglio proprio nei ruoli schizofrenici, quelli che lo costringono ad arrivare al limite della follia e a sdoppiarsi (mai come questa volta). Anche se deve farlo in modo che gli calza peggio dei completi che la costumista gli sottopone (ed è davvero difficile, fidatevi). L&#8217;indagine inizia come normale attività di polizia in un manicomio criminale per poi rivelarsi una discesa agli inferi lenta (troppo) e inesorabile, un complotto di cui la vittima è certa, ma anche il colpevole si intuisce subito. La struttura è quella di un classico b-movie claustrofobico, fatto di matti riconoscibili, riconosciuti e camuffati. Come sempre in un manicomio. Un plot così ovvio che fino alla fine ci si augura un guizzo che, a dir tutta la verità, non è presente neanche nel romanzo che ha ispirato il film. E così un lungometraggio che normalmente, con queste premesse, dura massimo 90 minuti, si protrae fino a 138 (!) anche perchè Scorsese, non sicuro che lo spettatore possa capire, la svolta finale ce la ripropone tre volte. (&#8230;) E l&#8217;ultimo &#8220;Theddy!&#8221; nella scena finale sembra quasi un colpo di coda a voler scusarsi, troppo timido e sbrigativo per essere accettato. L&#8217;impressione è che persino zio Marty voglia tornare a incassare. E sapendo che il genere paga, ha giocato la sua carta. Male. A consolarci solo il suo talento, che si scatena nei flash-back a Dachau (&#8230;.). L&#8217;esecuzione dei nazisti per reazione è un pezzo di cinema straordinario.&#8221; (Boris Sollazzo, &#8216;Liberazione&#8217;, 14 febbraio 2010)</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p>&#8220;Con Shutter Island Martin Scorsese firma uno psyco-thriller ad alta tensione. E lo fa con la solita maestria, magari con qualche incongruenza narrativa, confezionando un film gotico, cupo, enigmatico, a tratti claustrofobico, ricco di suspense e di colpi di scena; una pellicola che sicuramente rispecchia bene l&#8217;idea di film che il regista si era fatto dopo aver letto l&#8217;omonimo romanzo di Dennis Lehane, già autore di &#8216;Mistic River&#8217;, portato sugli schermi da Clint Eastwood e premiato con un Oscar: un puzzle in cui i pezzi si incastrano non seguendo un ordine preciso e che resta incomprensibile fino a quando l&#8217;ultimo tassello non viene messo al suo posto. Scorsese voleva fare un film sulla follia, senza però limitarsi a questo. Infatti &#8216;Shutter Island&#8217;(&#8230;) è soprattutto un viaggio nelle paure interiori, le più nascoste e inconfessabili. Quelle che accompagnano, nell&#8217;autunno del 1954, l&#8217;agente federale Teddy Daniels (un credibile Leonardo Di Caprio) sull&#8217;inaccessibile e sorvegliatissima isola Shutter (&#8230;). Il suo incarico, e quello del collega Chuck Aule (il sempre più apprezzato Mark Ruffalo), è di trovare Rachel Solando, rinchiusa per aver ucciso i suoi tre figli, misteriosamente scomparsa. (&#8230;) Sospetti e misteri si moltiplicano, in un crescente vortice di tensione in cui si fanno strada ipotesi di sordidi complotti &#8211; siamo negli anni segnati dalla paranoia della guerra fredda e dal maccartismo &#8211; e di disumani esperimenti sui pazienti cui gli enigmatici medici (i bravi Ben Kingsley e Max von Sydow) sembrano avere parte. (&#8230;) Fedele al romanzo, la sceneggiatura di Laeta Kalogridis intreccia realtà e fantasia, verità e illusione (&#8230;). La creatività di Scorsese in &#8216;Shutter Island&#8217; sembra segnare il passo, sottomessa alla rigidità del soggetto scelto. Tuttavia ogni cosa appare credibile nella narrazione di Scorsese, grazie anche alla realistica ricostruzione dell&#8217;atmosfera e della vita degli ospedali psichiatrici americani del tempo firmata da Dante Ferretti e soprattutto alla plumbea, penetrante fotografia di Robert Richardson. Tutto collima e il racconto sembra seguire una sua logica, per quanto complessa. Solo alla fine, guardando all&#8217;indietro, si possono notare, come già accennato, possibili incongruenze, situazioni non proprio lineari. Ma il risultato filmico è notevole, pur non essendo di fronte a un&#8217;opera memorabile. Del resto se è vero che in un thriller ciò che conta è restare incollati alla poltrona fino alla fine in attesa che il mistero venga svelato, ebbene Scorsese &#8211; che da cinefilo appassionato conosce alla perfezione i meccanismi della visione &#8211; riesce con bravura nell&#8217;intento, raccontando una storia in cui la realtà cambia in continuazione e i piani si confondo. Un film sulla follia e sulla paura, dunque, ma anche sulle radici della violenza, che percorre questa pellicola trasversalmente. (&#8230;) Fortunatamente alla maggior parte della gente ciò è risparmiato, ma Scorsese sembra dirci che tutti in qualche misura nascondiamo nel profondo una Shutter Island che contiene i semi di violenza, nonché le paure, i segreti inconfessabili, le cose che si vorrebbero cancellare dalla memoria. Ma invita altresì a prendere coscienza che solo accettando la nostra natura umana, con le sue debolezze ma anche con le sue infinite risorse, è possibile costruire un futuro di speranza. «Siamo noi a decidere come vivere &#8211; ha detto di recente &#8211; e la via del riscatto è la consapevolezza».&#8221; (Gaetano Vallini, &#8216;L&#8217;Osservatore Romano&#8217;, 15-16 febbraio 2010)</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p>&#8220;Tra le conseguenze che i nuovi finanziatori di Hollywood (come i potenti e ricchi fondi pensione) hanno imposto al mondo del cinema c&#8217;è anche il ritorno a una più facile riconoscibilità di genere: meno svolazzi autoriali e più strutture narrative tradizionali riducono i rischi al botteghino e offrono immediata leggibilità. Chi ne soffre? I registi più curiosi e innovativi che non trovano più la libertà del passato. Come per esempio Scorsese, costretto a «inscatolare» il proprio talento in film meno coraggiosi, quale è appunto &#8216;Shutter Island&#8217;, un thriller psicologico di ineccepibile fattura, teso e inquietante per almeno due terzi, interpretato da un sempre ottimo Di Caprio, ma lontano dal coraggio di sperimentare e di rischiare che contraddistingueva il regista almeno fino a &#8216;Al di là della vita&#8217;. E proprio quel film torna in mente vedendo l&#8217;inchiesta che lo sceriffo Teddy Daniels compie nel manicomio criminale di &#8216;Shutter Island&#8217;. (&#8230;) E invece da un grande regista come Scorsese sembra inevitabile aspettarsi sempre il capolavoro o quasi. Dai primi della classe non possiamo accontentarci di un compito svolto senza errori. Vogliamo di più.&#8221; (Paolo Meregehtti, &#8216;Corriere della sera&#8217;, 14 febbraio 2010)</p>
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	<![CDATA[<table class="orari"><tr><td>venerdì  5 marzo</td><td> data prevista di programmazione</td></tr></table>]]>	</item>
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		<title>Provate voi ad emigrar</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 19:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Provate voi ad emigrar]]></category>

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	<![CDATA[<table class="orari"><tr><td>giovedì 11 marzo 2010</td><td> Inizio Rassegna</td></tr></table>]]>	</item>
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		<title>L’intervento militare italiano nelle aree di crisi internazionale</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 15:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altri Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Kinoglaz]]></category>

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		<description><![CDATA[Programma:
.
Concerto di apertura per flauto traverso e pianoforte Prof.sse Eleonora e Cristina Donnini
.
Moderatore: Gen. B. (aus) Salvatore IACONO ANPD’I di Livorno
.
Prof. Nicola PEDDE Direttore Institute for Global Studies di Roma Panorama delle situazioni in atto e di quelle emergenti nelle aree calde del  pianeta Consegna al Capitano Marco Amoriello del premio di Giornalismo internazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Programma:</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p>Concerto di apertura per flauto traverso e pianoforte <em>Prof.sse Eleonora e Cristina Donnini</em></p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: left;">Moderatore: <em>Gen. B. (aus) Salvatore IACONO ANPD’I di Livorno</em></p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><em>Prof. Nicola PEDDE Direttore Institute for Global Studies di Roma</em> Panorama delle situazioni in atto e di quelle emergenti nelle aree calde del  pianeta Consegna al Capitano Marco Amoriello del premio di Giornalismo internazionale intitolato alla memoria del capitano Massimo Ficuciello.</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><em>Gen. B. Federico D’APUZZO Comandante Brigata Paracadutisti “Folgore”</em> L’impiego della Brigata Paracadutisti “Folgore” nelle aree di crisi.  Scatti fotografici delle varie missini della folgore e filmato della missione in afghanistan 2009</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: left;"><em>Dr. Giovanni NERI Giornalista de “Il Tirreno” e Ufficiale della Riserva Selezionata</em> Teatri di crisi ed informazione – Rapporti fra Forze Armate e giornalisti embedded.</p>
<p>Scatti fotografici dal 2003 ad oggi inerenti a Kosovo, Aghanistan, corso  riserva selezionata ,missione scientifica EL ALAMEIN 2010 con Universita&#8217; di Padova</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: left;"><em>Dr. Luciano Enrico FRONTINI Medico Chirurgo PEDIATRA Consulente dell’OMS e UNICEF, collaboratore di Emergency</em> Emergenze alimentari e sanitarie nel mondo, prospettive per mitigarne le conseguenze.</p>
<p>Documenti  e scatti fotografici sulla Fao, Oms   e delle varie missionieffettuate nell&#8217;arco della vita</p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: left;">Project Manager <em>Dott.ssa Giuseppina Colia</em> <em>(Info: 347 1702451)</em></p>
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	<![CDATA[<table class="orari"><tr><td>giovedì  4 marzo 2010</td><td> 20:30</td></tr></table>]]>	</item>
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		<title>Il figlio più piccolo</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 21:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cinema</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima Visione Dessé]]></category>
		<category><![CDATA[prossimamente]]></category>

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		<description><![CDATA[Trama &#8211;  Bologna, primi anni &#8216;90. Luciano Baietti, un immobiliarista romano, ha deciso di sposare Fiamma, donna bellissima ma astratta, che gli ha già dato due figli &#8211; Paolo e Baldo &#8211; e gli intesterà due appartamenti. Luciano, però, proprio nel giorno delle nozze abbandona compagna e figli e sparisce insieme al suo socio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="fontYellowB">Trama &#8211; </span> <span class="fontwhite">Bologna, primi anni &#8216;90. Luciano Baietti, un immobiliarista romano, ha deciso di sposare Fiamma, donna bellissima ma astratta, che gli ha già dato due figli &#8211; Paolo e Baldo &#8211; e gli intesterà due appartamenti. Luciano, però, proprio nel giorno delle nozze abbandona compagna e figli e sparisce insieme al suo socio, Sergio Bollino. Anni dopo, Luciano inizia ad avere delle difficoltà economiche e deve trovare un prestanome su cui scaricare la responsabilità delle situazioni più gravi. La scelta cadrà su Baldo, il figlio più piccolo avuto da Fiamma&#8230;</span></p>
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	<![CDATA[<table class="orari"><tr><td>giovedì 25 febbraio</td><td> riposo</td></tr><tr><td>venerdì 26 febbraio</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>sabato 27 febbraio</td><td> 18:30 20:30 22:30</td></tr><tr><td>domenica 28 febbraio</td><td> 18:30 20:30</td></tr><tr><td>lunedì  1 marzo</td><td> vedi programmazione Kinoglaz</td></tr><tr><td>martedì  2 marzo</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>mercoledì  3 marzo</td><td> 21:30</td></tr><tr><td>giovedì  4 marzo</td><td> riposo</td></tr></table>]]>	</item>
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